Antonia Pozzi "nel limpido deserto dei tuoi monti ora accetti d'esser poeta"

 

Un destino

Lumi e capanne
ai bivi
chiamarono i compagni.

A te resta
questa che il vento ti disvela
pallida strada nella notte:
alla tua sete
la precipite acqua dei torrenti,
alla persona stanca
l'erba dei pascoli che si rinnova
nello spazio di un sonno.

In un suo fuoco assorto
ciascuno degli umani
ad un'unica vita si abbandona.

Ma sul lento
tuo andar di fiume che non trova foce,
l'argenteo lume di infinite
vite – delle libere stelle
ora trema:
e se nessuna porta
s'apre alla tua fatica,
se ridato
t'è ad ogni passo il peso del tuo volto,
se è tua
questa che è più di un dolore
gioia di continuare sola
nel limpido deserto dei tuoi monti

ora accetti
d'esser poeta.

(Antonia Pozzi, 13 febbraio 1935)

 

Antonia Pozzi descrive il suo stato d'animo narrandolo come fosse un paesaggio naturale che vede intorno a sé.

Per la giovane poetessa dei primi novecento, le parole sono semplici nomi di cose, sono "asciutte e dure come sassi o vestite di veli bianchi strappati", incoronate dal silenzio e maturate nella solitudine, secondo Rilke. Le parole per Antonia Pozzi sono la possibilità di sentirsi radicata e di sentirsi in un corpo vivo, forse proprio perchè un grande vuoto l'affligge, quel vuoto che a 26 anni ha avuto su di lei la meglio e l'ha sopraffatta, portando il suo Sé al deterioramento e all'autoannientamento. La sua giovinezza ha trovato scampo nelle vie della poesia perchè amare per lei era pura sofferenza. Le era stato impedito di amare il suo professore di lettere classiche e fu quella una ferita inferta alla sua libertà morale. Era troppo l'attaccamento alla vita di Antonia e, il non poterlo esprimere nella società per bene del tempo, l'ha deteriorata. Era timida e arrossiva per nulla, ma non rinunciava a vivere secondo la sua personalità, liberamente, ritenendo costrizioni i pregiudizi e le convenzioni. La madre era, per lei, molto assente e il padre, che la adorava, interveniva forse troppo pesantemente e rigidamente sulla sua educazione. Egli, sulla base del suo gusto scolastico per la poesia tradizionale, interveniva sugli scritti della figlia e, alla sua morte, fece censure, tagli e correzioni alla sua opera.

I paesaggi lombardi, i fossati, i casolari, i monti, i laghi e altro, così infiniti, senza tempo, senza confini, sono stati, per Antonia, possibilità di spaziare nell'infinito delle cose, nell'aldilà, dove è possibile immaginare e creare. Tale "aldilà" ha la stessa caratteristica nota dell'Infinito di Leopardi o di quell'"Infinito che ha la latitudine di casa" della Dickinson. E nell'abbraccio delle sue montagne, nelle cime della Grigna, ha ritrovato la strada perduta: il senso di una vocazione minacciata, l'armonia di una personalità lacerata. Proprio lì Antonia Pozzi è sepolta, lì nello stesso posto dove, nel limpido deserto dei suoi monti, il suo fiume ha forse trovato la sua foce nell'accettazione della sua solitudine e nel riconoscere di essere un poeta.

La caratteristica peculiare della poetessa è il suo aderire "con immediata espansione estetica a questo nativo universo di segni e li interpreta come racconti d'esperienze tra sottili elisioni di senso e affannose fughe all'interno di sé" (Cenni, a cura di, 2009, p. XV).

E' interessante la capacità immaginativa della Pozzi che va oltre il reale, tanto che ciò che vede assume una forma che proviene dal suo mondo interno. Affascinanti, evocative, struggenti e malinconiche sono le sue poesie che parlano di natura e sentimenti. Ogni movimento o situazione della natura sono anche movimenti interiori; gli stati d'animo (elementi interni inconsci) vengono rappresentati da paesaggi (manifesti).

Il suo interesse per la fotografia l'avvicina ai poeti della cosiddetta "linea lombarda" i quali hanno l'obiettivo di catturare la sostanza delle cose per giustificare il vedere. Legge molto Valery, Rilke, Eliot, Ungaretti, Montale. Si laurea in Estetica e segue le lezioni di Banfi sull'esperienza estetica come sintesi morale della civiltà. "Antonia Pozzi fedele alla lezione dell'oggettività, sui dati più ambigui e incontrollabili dell'esperienza, esercita un'attenzione razionale, nell'esplorazione anche linguistica di sempre più complessi sistemi simbolici" (Ibidem p. XVII).

Possiamo trovare nelle poesie della Pozzi scelte tematiche dominate da alcune costellazioni simboliche. Si può riconoscere, secondo una lettura archetipica, l'elemento dell'acqua dolce: le fontane, la pioggia, le lacrime, il lago. Dall'acqua madre si nasce ed essa culla. Il liquido-lacrima è l'unico messaggio che il bambino utilizza, nei primi mesi di vita, per comunicare alla madre il proprio sentire e il proprio desiderio; la madre ascolta, guarda, accoglie e trasforma. Il pianto è un mezzo per comunicare, è forse anche uno strumento per "organizzare" la psiche come lo sono gli indicatori di cui parla Spitz, il sorriso o i primi no del bambino.

 

Io vengo da mari lontani -

io sono una nave sferzata

dai flutti

dai venti -

corrosa dal sole -

macerata

dagli uragani -

[..]

Io sono una nave

una nave che porta

in sé l'orma di tutti i tramonti

solcati e sofferti -

io sono una nave che cerca

per tutte le rive

un approdo.

 

(Antonia Pozzi, 20 Febbraio 1933)

 

 

È alla ricerca di un approdo, Antonia che vaga nel mare della solitudine, la sua nave cerca un "porto sicuro" dove approdare, cerca braccia materne che la accolgano almeno in sogno, almeno in poesia.

La Pozzi ha scritto e pubblicato anche un diario e le lettere che inviava a Vittorio Sereni e a Dino Formaggio.

Gli ultimi scritti della poetessa sono molto espressivi e contrassegnati da riflessioni sulla morte, da vissuti legati al suo sogno d'amore mai nato, da un se stessa bambina sola. Ogni pagina dei suoi quaderni sembra portare alla morte, ma a noi interessa di più vedere l'altro volto di Antonia, il suo ardore per la vita, quando in Sgorgo scrive che "per troppa vita che ho nel sangue tremo nel vasto inverno". Per lei il sangue è sinonimo di vita e di Eros, lo si legge nel suo saggio su Huxley (1938). La terra di cui parla nelle poesie richiama alla morte che è, al tempo stesso, vita; la terra prepara i suoi frutti finchè le radici segretamente crescono sotto. Quando muore una stagione, ne nasce un'altra. È come se esistesse nella poetica, e nella vita di Antonia, una visione energetica della morte come apoteosi di un istante prescelto.

"Il viaggio verso la giusta morte si identifica con la ricerca della fonte poetica, esperienza oscura che incarna l'incognita stessa del lavoro creativo che distacca l'artista dal mondo" (Cenni, a cura di, 2009). Sgorga struggente nella vita e nella poesia della Pozzi l'assenza e la mancanza d'amore, eppure lei ne era così piena dentro di sé. L'antica verità è forse la nostalgia dell'infanzia? I sapori salmastri dei suoi laghi confinati che contengono le dolci acque prenatali?

La Pozzi contempla l'esistenza latente delle cose e ne estrae una voce poetica che scaturisce dal corpo, dalle radici, dal tronco, dai rami di un albero che muore, ma che prepara il terreno alla nascita del nuovo. Questa è la creatività poetica: la ricerca del nuovo e il coraggio di rinascere e trasformare un dolore. Così come un fiore al tramonto si chiude, e poi si rigenera, la morte prematura di Antonia è al tempo stesso vita, una vita vissuta correndo, faticando, scavalcando gli ostacoli bui di un'esistenza interiore travagliata e, poeticamente, unica.

Roberto Targon

Bibliografia

  • BIANCHINI, M., C., SALARDI, C., La parola poetica:esperienza dei sentimenti. Una lettura di Ungaretti, in Pensare sentimenti sentire pensieri, A.Bimbi (a cura di), Tirrenia (Pi), Edizioni del Cervo, 1995

    CENNI, A., (a cura di), ANTONIA POZZI, Tutte le opere, Milano, Garzanti, 2009

    DÈCINA, LOMBARDI, P.,
    Poesie d'amore del Novecento, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2000



  • GUIDACCI, M.,
    Poesia come un albero, Genova-Milano, Casa Editrice Marietti S.p.A., 2010

  • MERINI, A., La volpe e il sipario, Milano, Rizzoli, 2004

  • MERINI, A., L'altra verità. Diario di una diversa, Milano, RCS Libri S.p.A., 2000

  • RESNIK, S., Il teatro del sogno, Torino, Bollati Boringhieri, 2002


    SENGHOR, L., S., Poesie dell'Africa, Pontedera (Pi), Associazione Thiarque sur Mer O.N.L.U.S.

  • VIREL, A., Vocabulaire des psychotherapies, Fayard, 1977


    UNGARETTI, G., Vita di un uomo, tutte le poesie, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1969